mercoledì 2 gennaio 2019

SCUOLA DELL’INFANZIA: LA PREVENZIONE DEI DISORDINI DELLO SVILUPPO


Da un attento studio delle scienze umane, deriva una concezione del disordine di crescita del bambino causato dalle scarse coordinazioni e organizzazioni delle funzioni esecutive. Da questa premessa si riconosce nell’allievo disordinato una limitazione non quantitativa ma qualitativa dell’espressione del suo comportamento.
RIFERIMENTO TEORICO: L’UNITÀ BIO – PSICO – OPERANTE
L’entità personale dell’individuo deriva dall’incontro dinamico di tre dimensioni: bio – coporea, psicologica e operativa (o prassica). Tali dimensioni, pur simultaneamente presenti in ogni fase della vita, sono particolarmente significative o centrali nei diversi stadi evolutivi. Tra tali dimensioni si osserva, inoltre, una progressiva interdipendenza, che si rafforza e diventa più pervasiva con la crescita. La piattaforma biologico – corporea sviluppa le competenze motorie e psicomotorie e costruisce lo sviluppo della dimensione psicologica. La dimensione operativa coinvolge l’avvenuta crescita di quella corporea e psicologica (Crispiani P., 2001, 2016). 


LE PROVE CLINICHE 



 IL PERIODO PRESCOLARE    
Nella scuola dell’Infanzia, tra i quattro e i cinque anni, possono emergere difficoltà di ordine prassico che limitano l’adattamento dell’allievo nei confronti dell’ambiente.  È quindi necessario un progetto di prevenzione che possa attenzionare i disordini esecutivi dello sviluppo, caratterizzati da lentezza operativa, smarrimenti spazio – temporali, disordini motori, attentivi e linguistici. Difficoltà operative che derivano da una scarsa organizzazione delle funzioni del minore, sempre più tecnologico e meno attivo nei confronti degli stimoli ambientali. Il cambiamento dello stile di vita, porta il bambino alla costruzione di una insufficiente organizzazione dell’integrazione sensoriale e ad un assetto non marcato della dominanza laterale, con conseguente limitata capacità coordinativa delle funzioni esecutive.

APPRENDIMENTO ED ESERCIZIO DELLE ABILITÀ SCOLASTICHE: UN PROCESSO PERCETTIVO – MOTORIO
Per consentire al bambino di apprendere la strumentalità scolastica nella scuola Primaria, lo stesso deve essere in possesso di un adeguato sistema percettivo – motorio, direttamente dipendente dallo sviluppo dell’unità bio – psico - operante. È infatti fondamentale che si generi una collegamento rapido tra l’informazione sensoriale, il riconoscimento percettivo e il movimento spazio – temporale per consentire all'allievo di leggere da sinistra a destra (scorrimento) - con un adeguato ritmo (grazie al lavoro del cervelletto) - e di andare a capo (schema crociato oculare).

COMPETENZA ESECUTIVA E ASSETTO DELLA LATERALITÀ
L’osservazione della dominanza laterale rappresenta il punto di partenza di ogni indagine evolutiva. Il comportamento umano è espresso lateralmente. La condizione di dominanza laterale rappresenta un dato neurologico, quindi prassico, e costituisce un fattore rilevante nei processi che richiedono un alto scambio nei circuiti neuronali inter – emisferici. Indagare la lateralità vuol dire individuare un primo fattore di rischio della “qualità dell’agire”.




DOMINANZA DISTURBATA E SVILUPPO DELLA COMPETENZA FUNZIONALE - INDAGINE 2018




 BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO


 Crispiani P., Pedagogia clinica, edizioni junior, Bergamo,2001.
Crispiani P.Il Metodo Crispiani 2016, edizioni junior, Gruppo SPAGGIARI,
Parma, 2016.

mercoledì 13 giugno 2018

IL METODO CRISPIANI: LA VALUTAZIONE NEUROFUNZIONALE NELL'ETÀ PRESCOLARE


La prevenzione secondo il Metodo Crispiani, tratto dall’intervento del Dott. Mauro Spezzi al Convegno Internazionale sulla Disprassia dello sviluppo – Abbadia di Fiastra, MC, 9 giugno 2018.

Il protocollo di valutazione del Metodo Crispiani costituisce un tipo di indagine “allargata”, quindi non solo finalizzata alla valutazione della prontezza scolastica, ma orientata sul livello di  sviluppo generale del bambino, cioè sulla sua reattività di adattamento, attraverso un’analisi che parte dalla concezione del bambino come Unità Bio – Psico – Operante (base epistemologica del metodo), 
secondo la quale le funzioni umane sviluppano con un preciso ordine e successivamente creano grandi sinergie e solidarietà operativa, generando la prassia, cioè il comportamento ordinato nella risposta alla richiesta ambientale. In base al principio guida dell’Unità bio – psico – operante, in presenza di difficoltà o di scarso sviluppo di una funzione, si genera la disprassia e di conseguenza la costruzione di una serie di apprendimenti disordinati, che danno luogo ad un comportamento disfunzionale.
La disprassia: dal disordine motorio alla disorganizzazione cognitiva 
Per comprendere la disprassia dello sviluppo, dobbiamo prima trattare il modo in cui si forma la nostra percezione corporea e come viene usata nella pianificazione motoria. Il movimento va considerato sotto cinque aspetti:
-       controllo fine, capacità di ricevere ordini con flusso regolare da parte dei muscoli, grazie alla trasmissione neuronale e ai conseguenti comandi del cervello. In presenza di disordine, il bambino emette leggere movimenti involontari, ma senza compromettere il lavoro mentale;
-       reazioni posturali, capacità di cambiare posizione e di muoversi da un luogo ad un altro senza perdere l’equilibrio. Tutti questi movimenti dipendono dall’integrazione dei messaggi motori e dall’input sensoriale;
-       movimento programmato centralmente, rappresenta uno schema di movimento programmato da un punto di vista filogenetico;
-       abilità motorie, qualcosa che abbiamo imparato attraverso una pianificazione motoria;
-       pianificazione motoria, il “ponte” tra gli aspetti sensori – motori e quelli intellettuali della funzione cerebrale.
Sia la pianificazione che le abilità motorie richiedono la percezione di come un corpo sia fatto e funzioni come una macchina. L’input sensoriale del corpo deve essere elaborato in un’immagine precisa dello stesso. Il cervello fa riferimento a questa immagine sensoriale interna per far muovere il corpo con precisione. L’immagine sensoriale è memorizzata nel sistema nervoso ed è chiamata modello neuronale. La consapevolezza corporea e la propriocezione contribuiscono alla pianificazione motoria. 
Il disordine generato dalla disprassia, ha effetto sugli apprendimenti scolastici, in quanto per acquisire le informazioni è necessaria un’organizzazione a tutti i livelli del sistema cerebrale.
Lo sviluppo prassico a 5 anni 
L’operatività del bambino è resa possibile da un sistema di organizzazione, motoria e psicomotoria, in cui, inizialmente, si genera un sufficiente livello di integrazione sensoriale ed una successiva sinergia corticale tra i vari lobi, che favorisce il lavoro delle funzioni esecutive. Tutti questi processi neurologici dovrebbero portare il bambino a cinque anni ad acquisire particolari requisiti: rapidità motoria, organizzazione spazio – temporale, capacità di inseguimento percettivo e tenuta della memoria di sequenza, in modo tale da favorire un comportamento operativo caratterizzato da:
-       rapidità dell’incipit;
-       corretto innesco di automatismi;
-       sequenzialità delle azioni;
-       pianificazione delle azioni;
-       autoregolazione del proprio comportamento.
Quindi adeguati requisiti di sviluppo per l’apprendimento della letto – scrittura, la quale richiede, oltre al possesso di un efficiente funzionamento reticolo corticale e corretto scambio interemisferico, orientamento visuo – motorio da sinistra a destra e dall’alto in basso, schemi motori crociati e soprattutto un sufficiente tempo di attivazione neurologica (Crispiani P., 2011).
Unità Bio – Psico – Operante e valutazione neuromotoria
Come già scritto, l’entità personale dell’individuo deriva dall’incontro dinamico di tre dimensioni: bio – coporea, psicologica e operativa (o prassica). Tali dimensioni, pur simultaneamente presenti in ogni fase della vita, sono particolarmente significative, o centrali, nei diversi stadi evolutivi. Tra queste dimensioni si osserva, inoltre, una progressiva interdipendenza, che si rafforza e diventa più pervasiva con la crescita. La piattaforma biologico – corporea sviluppa le competenze motorie e psicomotorie e costruisce lo sviluppo della dimensione psicologica. 
La successiva dimensione operativa coinvolge l’avvenuta crescita di quella corporea e psicologica. Da tale dinamica di sviluppo dipende la regolazione dell’informazione e quindi la risposta adattiva del bambino. Quindi l’organizzazione dei circuiti cerebrali, precede la costruzione delle abilità scolastiche.  


Il format di valutazione neuromotoria 
1) La lateralità – l’importanza della dominanza laterale rappresenta il punto di partenza di ogni indagine evolutiva. Il comportamento umano è espresso lateralmente. La condizione di dominanza laterale costituisce un dato neurologico e quindi prassico, e costituisce un fattore rilevante nei processi neurologici inter e intra – emisferici e pertanto di tutte le prestazioni umane che richiedono un alto scambio nei circuiti neuronali inter – emisferici, come nella motricità globale (abilità grosso motorie) e rapida, nel linguaggio e quindi nell’apprendimento delle abilità scolastiche. Indagare la lateralità vuol dire individuare un primo fattore di rischio della “qualità dell’agire”.
2) Le Abilità Grosso Motorie (AGM) - Da un punto di vista neurologico, le AGM coinvolgono una serie di strutture cerebrali che interessano le aree associative della corteccia, i gangli della base, il talamo, il tronco encefalico e il midollo spinale. Valutare le abilità grosso – motorie vuol dire definire il livello di sviluppo della tenuta posturale, delle abilità visuo – percettive, delle memorie motorie (automatismi), dell’architettura vestibolare, dell’organizzazione spazio – temporale, della capacità di cambiare posizione in tempi rapidi mantenendosi in equilibrio. A cinque anni, è necessario valutare attentamente l’esecuzione del movimento e le sinergie tra le varie parti del corpo (nella corsa, per esempio, bisogna osservare l’accompagnamento degli arti superiori). In altri esercizi è necessario valutare gli schemi crociati, cioè l’attraversamento della linea mediana del corpo. A volte il bambino è inchiodato nell’esecuzione di questa qualità e compensa con movimenti posturali esagerati, che non possono essere classificati come forme di aggiustamento automatico. 
4) Il test dell’omino di Goodenough
L’utilizzo del test “carta e matita” è stato individuato non per fini psicometrici, ma per valutare il livello di possesso dell’immagine corporea. Percepiamo il nostro corpo grazie all’integrazione sensoriale (processo che si sviluppa fino a sette anni). Il test di Goodenough si lega alla prova delle AGM, perché nell’esecuzione motoria il cervello deve fare riferimento all’immagine interna per far muovere il corpo, cioè al suo modello neuronale. In base al tipo di «percezione corporea» il cervello utilizza la pianificazione motoria. 
5) Spazio topologico 
La valutazione dello spazio topologico indaga la capacità del bambino di disegnare forme geometriche orientabili: requisito per entrare nello spazio euclideo. Rappresentare uno spazio topologico, vuol dire aver acquisito i rapporti di vicinanza, lontananza, contiguità degli oggetti.
6) Grafo – motricità
Valuta la capacità del bambino di copiare cerchi, linee, incroci e forme geometriche, senza la presenza di interruzioni del tracciato, figure non chiuse, ritocchi e cancellazioni. La prova consente anche di rinforzare l’indagine sulla dominanza cerebrale genetica, nel momento in cui il bambino dà un orientamento al verso (se tende a dx, antiorario nella chiusura del cerchio). 

7) Percezione 
Valuta la capacità del bambino di riconoscere, in tempi rapidi, una forma (colpo d’occhio) statica o in movimento, di conseguenza consente di accertare eventuali disordini negli spostamenti visivi da sx a dx e dall’alto verso il basso. 
8) Linguaggio
La prova del linguaggio valuta la capacità del bambino di utilizzare la verbalizzazione in modo ordinato da un punto di vista cinetico. Secondo Piaget, il linguaggio dipende dallo sviluppo cognitivo: «L’esecuzione precede la competenza linguistica». Durante lo sviluppo del bambino, il linguaggio potrebbe essere disturbato nelle sue componenti motorie e sequenziali, quindi nelle strutture spazio-temporali. Le difficoltà, in genere, si manifestano nella pronuncia di parole lunghe (trisillabi e oltre), nelle inversioni di lettere o di sillabe nelle parole, nella insufficiente o errata struttura sintattica, nel parlare rapido o molto prolungato (per es. nelle filastrocche) e nel parlare in sinestesia con altre azioni.
Bibliografia 

Ayres A. J., Il bambino e l’integrazione sensoriale, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2012.

Changeux J. P., L’uomo neuronale, Milano, Feltrinelli, 1983.

Chiarenza G. A., Action end cognition: movement related potentials in children, Third European conference on developmental psychology, Budapest, 1988, pp.86.

Crispiani P., Dislessia come disprassia sequenziale, Edizioni junior, Berga­mo, 2011.

Crispiani P., Il Metodo Crispiani 2016, edizioni junior – Spaggiari Edizioni, Parma, 2016.

Crispiani P., Palmieri E., Improving the uidity of whole word reading with a dynamic coordinated movement approach, Asia Pacic Journal of Developmental Dierences  Vol. 2, No. 2, July 2015, pp 158 183.
Crispiani P., Palmieri E., Dyslexia and Champion L.I.R.M:  Outcomes of a research study based on treatment of cross pattern, Asia Pacic Journal of Developmental Dierences Vol. 4, No. 2, July 2017, pp 195—211.

Crispiani P., Palmieri E., CHAMPION PRESSING. Pratiche intensive speciali di Cognitive Motor Training, by Istituto Itard, 2017.
Delacato C.H., Problemi di apprendimento e organizzazione neurologica, Roma, Armando editore, 1975.
Gallahue D.L., Understanding motor development in children, New York, John Wiley & Sons, 1982.
Oliverio A., Neuropedagogia, cervello, esperienza, apprendimento, ebook, Giunti Editore, 2015.

Parisi A., Autismo fuori dagli schemi, Associazione La mano tesa, Mc, 2017
Piaget J., The Origins of intelligence in Children, New York, International Universities Press, trad. it. La nascita dell’intelligenza nel fanciullo, Firenze, Giunti – Barbera, 1952.
Spezzi M., Gli screenings scolastici. Descrizione generale delle condizioni funzionali degli alunni, Sette Città, Viterbo, 2013.
Spezzi M., La prevenzione delle difficoltà grafo – motorie, Sette Città, 2014.
Spezzi M., Barbieri M., Vecchione F., Lodi D., Abilitazione motoria degli alunni con difficoltà di apprendimento, Sette Città, Vt, 2015.

Williams H.G., Perceptual and Motor Development, Englewood Cliffs, Nj, Prentice – Hall.




































































































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